domenica 30 aprile 2017

"Canto a Troia" di Consalvo Di Taranto (Deliceto, Gennaio 1874 – Deliceto, 4 ottobre 1944)

Io ti saluto, Troia nella Daunia,
città candida a pie' dell'Appennino,
che i monti azzurri or guardi e il piano verde,
lieta e beata.
Un dì, corrusca in volto, dalla sacra
polve d'Ecana al sol balzasti, e fiera
del catapano in man l'asta brandendo,
a guardia stesti,
vigile scolta contro a Benevento:
il primo lauro nel fragor d'armi
greche cozzanti e longobarde allora
lieta coglievi.
Città ducale te chiamò il Normanno,
quando le porte ti munì di torri,
e vinse al corso le veloci damne
delle tue selve.
Ma più gloriosa a miglior opra intenta,
quando i Troiani in comunion d'affetti
all'ombra santa e libera del tempio
bella adunasti.
Perché s'asconde nel silenzio muto
quell'età grande vivida di luce?
Tardo nepote, cantò al secol nostro
di Troia in Puglia
le antiche gesta, con commosso core
il suo comune celebrò e la chiesa
sacra all'Assunta nel baglior del sol
ancor ridente;
e dall'ingiusto oblio tolgo ed esalto
con franco ardire un vescovo guerriero,
che ad operante fede insiem congiunse
il patrio amore.
Verace è il bronzo che scolpì la fina
man d'Oderico memore alle porte:
"La patria amata liberar ei volle".
Il bando grida:
- L'ultimo duca è morto e non ha figli;
a parlamento in chiesa v'accogliete,
cari Troiani: a libertà vi chiama
il buon pastore
Guglelmo vostro - risplende più bello
dall'alto cielo il sole ed alla terra
piove una luce tremula di rose.
Quel lieto giorno
su le colonne nel fulgor del fuoco
tutta la volta bianca dell'Assunta
parve avvivarsi; a festa le campane
sonar gloriando.
Pronti all'appello nella chiesa santa,
che la pietà avea di Guglielmo eretta,
L'asta squassando o l'alabarda, a schiera
convenner tutti.
Sereno in volto il vescovo comparve,
l'ambone ascese, volse lo sguardo intorno
e benedisse: tacque ogni pispiglio.
- Troiani, udite.
Qui dove venne a noi da Roma il Papa
maravigliando, e l'armonia gioconda
lodò dell'opra e la sapiente cura
che ci fu guida;
qui 've bruciati i profumati incensi,
lieti accogliemmo i martiri beati,
per esser saldi nella fede a Cristo;
umili e grandi
qui, 've l'offese nostre perdonammo
e pace a' morti, ai vivi ognor preghiamo;
la libertà qui, innanzi a Dio, proclamo
di questa terra. -
Per l'assemblea un fremito di gioia
gl'ispidi volti illuminando corse:
nacque e rifulse l'appulo comume
al nuovo maggio.
Ma come nenbo sui lucenti scende
campi di messi e l'arator conturba,
che trepidante al casolar ripara,
e dalla soglia
col guardo intento, impaurito guata
e i primi colpi di granuola conta
finché, nascosto nelle nere mani
l'arsiccio volto,
dell'uragano sol ode il furibondo
scroscio che triste l'animo percuote:
così su Troia di Rugger nemica
la furia venne.
Vescovo, aduna il parlamnto ancora,
l'annunzio d'anne e ti prepara - Udite,
Troiani, udite. Di Sicilia viene
il Conte in arme.
Deciso è il Conte a concular la Puglia;
cavalli accoglie e fanti di ogni loco.
Che far conviene? Il parer vostro dite,
cari Troiani. -
Una nuvola nera il ciel coverse,
la volta scura fecesi alla chiesa;
i volti tutti s'offuscar. - Troiani
che decidete?
Uomini - dite, - se Rugger dobbiamo
tristi aspettare, a servitù proclivi. -
Di niego un urlo risonò per l'aria,
tremò la chiesa.
Dunque che fare? Di breve un vecchio disse:
- Guerriera gente libera non teme
l'armi provare. A chi la guerra porta,
guerra facciamo. -
- E voi giurate. - Insieme un rumor sordo
d'aste levossi in alto ed alabarde,
d'un grido solo rimbombò la volta:
- A Dio giuriamo. -
O Musa, canta il vescovo Guglielmo
che infra gli arcieri rinfrancò più fiate
l'asèra difesa del Signore in nome,
e saldo stette.
E un ramo verde a Palmula di quercia
con lieta mano per donarlo cogli
a quegli oscuri militi, che a morte
incontro andaro.
Ed alle accorse donne alla battaglia,
tra le saette e delle pietre il lancio
nell'ora estrema gareggianti in arme,
presenta un fiore.
- Troiani, ammiro il valor vostro; v'offro
salva la vita nei casali; la chiesa
al buon Guglielmo per la messa lascio. -
bandì Ruggero.
Volse al tramonto il sol tra lampi e tuoni
quel dì funesto, che in Troia usciro
stremati e stanchi con le donne e i figli
gli uomini vinti.
Solo rimase a piangere e pregare
presso all'altare il vescovo Guglielmo.
giorni migliori all'infelice patria
auspicando.

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