Giorgio de Chirico, Il ritorno di Ulisse (1968)
venerdì 26 dicembre 2025
Il ritorno di Odisseo
giovedì 25 dicembre 2025
Buon Natale del 25 Dicembre 2025
Questo Natale, il mio augurio è che tu possa ritrovare la strada verso quel "Discepolo Amato" che riposa sul cuore di un Dio prossimo, umano e disarmato.
Questo Natale, il mio augurio è che tu possa ritrovare la strada verso quel "Discepolo Amato" che riposa sul cuore di un Dio prossimo, umano e disarmato.
In un mondo che troppo spesso invoca l'ultimo Leone e il ritorno a un Padre rancoroso, cercando nei "Volenterosi" la forza del giudizio e della spada, l'augurio è di saper distinguere il fragore della maestà dal sussurro dell'intimità.
Che la festa della Nascita non sia l'attesa di un Re che domina, ma l'accoglienza di quel Verbo che si fa carne solo per amore: una luce che non acceca, ma rischiara; un Dio che non comanda eserciti, ma abita la fragilità.
Buon Natale, all’insegna della tenerezza che vince ogni risentimento.
lunedì 22 dicembre 2025
Ho ricevuto un dono.
E ricevere un dono significa, prima di tutto, scoprire di non essere soli. Nessun dono arriva dal nulla: viene sempre da qualcuno, e nel momento in cui lo si accoglie ci si scopre legati. Non è un vincolo imposto, ma una relazione che precede ogni scelta.
Da questo legame nascono le idee. Pensare non è mai un atto solitario, ma un movimento che prende forma dentro una trama di relazioni. Per questo ogni discorso sulle idee può essere chiamato, senza timore, ideologia: non come sistema chiuso o dogma, ma come espressione storica di un legame vissuto e pensato.
Nella sua purezza, l’ideologia deve accettare la propria relatività. Il suo spazio è il tempo, la sua materia è la storia. Non parla l’eterno, non pronuncia parole di vita eterna. E proprio per questo resta fedele all’uomo, che non è fatto per l’assoluto, ma per il divenire.
Solo un’ideologia consapevole della propria storicità rispetta davvero l’essere storico dell’uomo, la cui misura non è l’eternità, ma il tempo condiviso. È qui che va custodita, senza lasciarla scivolare nel riduzionismo corrente, che la riduce a sospetto o a caricatura e finisce, così, per tradire la sua origine più autentica: il dono e il legame.
Se il dono mi lega, allora mi espone. E ciò che nasce dal legame non può restare neutro, né innocente. Le idee chiedono voce, e la voce, quando entra nello spazio comune, diventa parola pubblica. La parola pubblica non è mai pura: porta con sé il peso del tempo, delle relazioni, delle conseguenze. Non dice l’eterno, ma risponde del presente. Per questo non può sottrarsi alla responsabilità, né rifugiarsi nell’astrazione.
Dire qualcosa, dopo aver ricevuto un dono, significa accettare che ogni parola abbia un costo e una direzione. Non per imporre, ma per rispondere. Non per chiudere il senso, ma per mantenerlo aperto nel tempo condiviso.
domenica 7 dicembre 2025
L’Immacolata Concezione
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