Fu uno dei
protagonisti della politica pontificia nei primi anni del sec. XIII. Tanto la
sua fortuna improvvisa come la sua successiva eclissi furono legate alla figura
di Innocenzo III.
La data
della nascita di Filippo ci è sconosciuta, come pure sconosciute sono le sue
origini e il rango della sua famiglia; le prime notizie su di lui risalgono
all'anno 1196, quando le fonti lo menzionano come magister e notaio della
Chiesa romana. Nello stesso periodo venne creato dall'arcivescovo di Otranto,
Guglielmo, cantore del duomo di quella città in sostituzione del canonico
Tommaso, che era stato deposto e scomunicato. Filippo, tuttavia, non poté
beneficiare della nomina perché il predecessore non cedeva la carica. Appena
divenuto papa (22 febbraio 1198), Innocenzo III ordinò una nuova, definitiva
inchiesta; ma proprio con la sua ascesa al soglio pontificio la questione del
cantorato di Otranto dovette passare in secondo piano agli occhi dello stesso Filippo,
il cui ruolo nell'ambito della Cancelleria papale divenne immediatamente di
maggior importanza. A Filippo venne infatti affidato ben presto un incarico di
rilievo: dalla regina di Sicilia e imperatrice Costanza d'Altavilla (27 nov.
1198) fu incaricato di accompagnare il cardinale Giovanni di S. Stefano nella
sua missione in Terra di Lavoro, con il duplice scopo di preparare il viaggio
del papa nel Regno di Sicilia e di organizzare la resistenza contro Markward
von Annweiler (fine 1198 - inizio 1199).
Nel 1200
Innocenzo III inviò Filippo in Inghilterra per raccogliere il denaro destinato
al finanziamento della crociata; in questa circostanza, a quanto pare,
l'operato di Filippo fu tale da provocare numerose controversie e da suscitare
notevole risentimento contro la Chiesa di Roma. Nessun risentimento, tuttavia,
dimostrò nei confronti di Filippo il sovrano inglese Giovanni Senzaterra, il quale
gli assegnò anzi una rendita di 30 marchi d'argento, che fu regolarmente
corrisposta fino al 1206. Nemmeno Innocenzo III perse fiducia in Filippo, dal
momento che nel gennaio del 1201 lo incaricò di accompagnare il cardinale Guido
di Palestrina in Germania per trattare i termini politici dell'appoggio della
Sede apostolica a Ottone duca di Brunswick (il futuro imperatore quarto di
questo nome), allora in lotta per la corona di Germania contro il duca di
Svevia Filippo. Filippo trascorse tutto l'anno in Germania, ricevendo
personalmente il giuramento di fedeltà alla Chiesa romana prestato da Ottone
prima che il legato pontificio annunciasse solennemente a Colonia, il 3 luglio
1201, che Innocenzo III aveva riconosciuto Ottone come re di Germania. Dopo
vari altri colloqui con Ottone Filippo lasciò la Germania per recarsi in
Francia (marzo 1202), con il difficile compito di guadagnare il re Filippo II
Augusto alla causa del nuovo sovrano tedesco. Nell'autunno dello stesso anno
fece ritorno a Roma.
Filippo
riprese il suo posto nella Cancelleria pontificia, percorrendo rapidamente la
carriera all'interno del Collegio dei notai: già nel 1205, infatti, lo troviamo
attestato con il titolo di primus notariorum. All'inzio del 1206 Innocenzo III
nominò Filippo suo vicarius in Apulia et Terra Laboris, col compito di
pacificare la regione. Per prima cosa Filippo concesse il perdono a Dipoldo di
Schweinspeunt di Acerra, capo del partito filo-imperiale in Terra di Lavoro, il
quale, allo scopo di consolidare le proprie posizioni politico-militari nella
regione, si era deciso per un accordo con il papa. Nel corso dello stesso anno Filippo
ricoprì anche l'incarico di rector della città di Benevento. La sua missione
nel Regno venne bruscamente interrotta verso la fine del 1206, quando egli
venne catturato dal fratello di Dipoldo, Sigfrido, come ritorsione per
l'arresto dello stesso Dipoldo, che si era recato in Sicilia per ottenere la
liberazione del giovane re Federico di Svevia. Filippo venne rilasciato dopo il
pagamento di un forte riscatto; sembra che sia riuscito a far ritorno alla
Curia romana soltanto nel marzo del 1208.
Innocenzo
III gli affidò poco dopo una missione diplomatica presso Ottone di Brunswick,
il quale, in seguito all'assassinio del suo grande avversario Filippo di Svevia
(21 giugno 1208), era stato riconosciuto re di Germania da tutti i principi
tedeschi (11 nov. 1208). Quando Ottone mosse verso l'Italia per l'incoronazione
imperiale, Filippo venne inviato presso di lui, insieme con il prefetto di Roma
Pietro di Vico. Nella seconda metà del 1212 F. venne elevato alla cattedra di
Troia.
La
promozione all'episcopato ed il rilievo che ad essa intese dare il pontefice
presiedendo al rito non rappresentarono soltanto una ricompensa per i servizi
resi sino allora da Filippo alla Chiesa di Roma. Essi rivelano tutta la loro
portata se inseriti nel quadro del contrasto apertosi, dopo l'incoronazione
romana del 4 ott. 1209, fra Ottone di Brunswick ed Innocenzo III a causa della
politica meridionale avviata dal nuovo imperatore.
Fin
dall'inizio del suo episcopato Filippo dovette fronteggiare una situazione
difficile. La città di cui era vescovo non si era infatti piegata alle
direttive del papa e persisteva a riconoscere come suo legittimo sovrano non il
giovane Federico di Svevia ma Ottone, scomunicato dal papa per le sue
rivendicazioni sul Regno. Filippo scelse allora di recarsi nella vicina Foggia,
che si manteneva invece fedele a Federico ed al papa (novembre del 1212). A
Foggia rese di pubblica ragione un documento con cui Innocenzo III ordinava di trasferire
colà la sede episcopale, qualora Troia non fosse tornata alla fedeltà di
Federico entro il successivo maggio (Niese, doc. 6, p. 249). Non sembra, però,
che abbia dato seguito alla minaccia, se nel maggio del 1214 Filippo si trovava
ancora costretto a risiedere fuori città, presso il casale di S. Lorenzo in
Carmignano.
La
situazione, verosimilmente, mutò soltanto dopo la sconfitta di Ottone IV a
Bouvines (luglio 1214), quando anche gli abitanti di Troia furono costretti a
riconoscere come loro sovrano il re di Sicilia Federico di Svevia, secondo la
volontà del papa, e ad accogliere il vescovo inviato da Roma.
Ad ogni modo
lasciò presto la sua sede per recarsi a Roma, dove prese parte al concilio
lateranense IV aperto l'11 nov. 1215. Nel 1216 venne per la seconda volta
nominato rector di Benevento, certo ancora dal papa Innocenzo III. Alla morte
improvvisa di quest'ultimo (16 luglio 1216), il card. Cencio Savelli eletto al
soglio di Pietro col nome di Onorio III (luglio 1216), non tardarono a manifestarsi
tensioni tra il vescovo di Troia ed il nuovo pontefice. Onorio III infatti non
soltanto rimosse Filippo dall'incarico di rettore di Benevento, ma fece anche
avviare un'inchiesta per accertare se nella amministrazione di questa città
avesse operato in modo conforme agli interessi della Sede apostolica (1217).
Nello stesso anno, inoltre, Onorio III aprì un secondo procedimento contro Filippo,
accusato da un suo canonico di aver alienato alcuni beni della Chiesa di Troia
senza l'autorizzazione del capitolo di quella città. Il papa accolse il ricorso
del canonico e fece revocare le concessioni fatte dal vescovo di Troia.
Filippo non
solo si piegò alla decisione del pontefice, ma finì con l'allinearsi sulle
medesime posizioni di intransigenza del suo capitolo quando si riaprì il
conflitto con i cittadini e il clero di Foggia che rivendicavano l'esenzione
dalla giurisdizione del vescovo di Troia. Rivelatosi inutile anche l'intervento
di un legato papale, Filippo si rivolse al re di Sicilia, il giovane Federico
di Svevia, da poco assurto alla corona imperiale: nel 1220 lo troviamo ad
Innsbruck, dove ottenne dal sovrano la conferma di una donazione effettuata
dieci anni prima a favore del suo predecessore, il vescovo Odorisio, e l'anno
seguente presso la corte di Capua, dove riuscì ad ottenere il riconoscimento
del diritto della Chiesa di Troia ad esigere decime a Foggia, nella misura in
cui venivano pagate prima dell'inizio della disputa. Contemporaneamente veniva
portato avanti anche il processo presso la Curia romana: il cardinale Tommaso
di S. Sabina ascoltò le parti e quindi, sulla base delle conclusioni da lui
raggiunte, Onorio III nel 1224 diede ragione su tutta la linea al vescovo di
Troia.
Tuttavia
pochi mesi prima di questa sentenza il prestigio di Filippo aveva subito una
grave umiliazione: il papa, infatti, preoccupato per la massa di debiti che
gravavano sulla Chiesa di Troia, aveva aperto un'inchiesta e temporaneamente
sospeso Filippo dall'amministrazione finanziaria della diocesi, nominando come
procurator in sua vece l'abate del monastero cistercense di S. Spirito di
Golfignano. A Filippo furono per il momento, garantiti soltanto i mezzi
necessari per il sostentamento suo e di un piccolo seguito. Non sappiamo di
preciso quanto a lungo sia durata l'inchiesta, né quali risultati essa abbia
avuto: gli elementi desumibili dall'ultimo gruppo di fonti note in cui appaia
citato Filippo non ci consentono infatti di giungere a conclusioni certe.
L'11 marzo
1228 il nuovo papa, Gregorio IX, confermando la sentenza pronunziata quattro
anni prima contro le pretese della città di Foggia, intese forse dare nuova
autorità al vescovo di Troia. Dopo questa data più nulla riferiscono su Filippo
le fonti note.
Filippo morì
certamente prima dell'ottobre del 1233, quando è testimoniato come vescovo di
Troia Guglielmo, probabilmente suo immediato successore.
(tratto da
Treccani)