città
candida a pie' dell'Appennino,
che i monti
azzurri or guardi e il piano verde,
lieta e
beata.
Un dì,
corrusca in volto, dalla sacra
polve
d'Ecana al sol balzasti, e fiera
del catapano
in man l'asta brandendo,
a guardia
stesti,
vigile
scolta contro a Benevento:
il primo
lauro nel fragor d'armi
greche
cozzanti e longobarde allora
lieta
coglievi.
Città ducale
te chiamò il Normanno,
quando le
porte ti munì di torri,
e vinse al
corso le veloci damne
delle tue
selve.
Ma più
gloriosa a miglior opra intenta,
quando i
Troiani in comunion d'affetti
all'ombra
santa e libera del tempio
bella
adunasti.
Perché
s'asconde nel silenzio muto
quell'età
grande vivida di luce?
Tardo
nepote, cantò al secol nostro
di Troia in
Puglia
le antiche
gesta, con commosso core
il suo
comune celebrò e la chiesa
sacra
all'Assunta nel baglior del sol
ancor
ridente;
e
dall'ingiusto oblio tolgo ed esalto
con franco
ardire un vescovo guerriero,
che ad
operante fede insiem congiunse
il patrio
amore.
Verace è il
bronzo che scolpì la fina
man
d'Oderico memore alle porte:
"La
patria amata liberar ei volle".
Il bando
grida:
- L'ultimo
duca è morto e non ha figli;
a parlamento
in chiesa v'accogliete,
cari
Troiani: a libertà vi chiama
il buon
pastore
Guglelmo
vostro - risplende più bello
dall'alto
cielo il sole ed alla terra
piove una
luce tremula di rose.
Quel lieto
giorno
su le
colonne nel fulgor del fuoco
tutta la
volta bianca dell'Assunta
parve
avvivarsi; a festa le campane
sonar
gloriando.
Pronti all'appello
nella chiesa santa,
che la pietà
avea di Guglielmo eretta,
L'asta
squassando o l'alabarda, a schiera
convenner
tutti.
Sereno in
volto il vescovo comparve,
l'ambone
ascese, volse lo sguardo intorno
e benedisse:
tacque ogni pispiglio.
- Troiani,
udite.
Qui dove
venne a noi da Roma il Papa
maravigliando,
e l'armonia gioconda
lodò
dell'opra e la sapiente cura
che ci fu
guida;
qui 've
bruciati i profumati incensi,
lieti
accogliemmo i martiri beati,
per esser
saldi nella fede a Cristo;
umili e
grandi
qui, 've
l'offese nostre perdonammo
e pace a'
morti, ai vivi ognor preghiamo;
la libertà
qui, innanzi a Dio, proclamo
di questa
terra. -
Per
l'assemblea un fremito di gioia
gl'ispidi
volti illuminando corse:
nacque e
rifulse l'appulo comume
al nuovo
maggio.
Ma come
nenbo sui lucenti scende
campi di
messi e l'arator conturba,
che
trepidante al casolar ripara,
e dalla
soglia
col guardo
intento, impaurito guata
e i primi
colpi di granuola conta
finché,
nascosto nelle nere mani
l'arsiccio
volto,
dell'uragano
sol ode il furibondo
scroscio che
triste l'animo percuote:
così su
Troia di Rugger nemica
la furia
venne.
Vescovo,
aduna il parlamnto ancora,
l'annunzio
d'anne e ti prepara - Udite,
Troiani,
udite. Di Sicilia viene
il Conte in
arme.
Deciso è il
Conte a concular la Puglia;
cavalli
accoglie e fanti di ogni loco.
Che far
conviene? Il parer vostro dite,
cari
Troiani. -
Una nuvola
nera il ciel coverse,
la volta
scura fecesi alla chiesa;
i volti
tutti s'offuscar. - Troiani
che
decidete?
Uomini -
dite, - se Rugger dobbiamo
tristi
aspettare, a servitù proclivi. -
Di niego un
urlo risonò per l'aria,
tremò la
chiesa.
Dunque che
fare? Di breve un vecchio disse:
- Guerriera
gente libera non teme
l'armi
provare. A chi la guerra porta,
guerra
facciamo. -
- E voi
giurate. - Insieme un rumor sordo
d'aste
levossi in alto ed alabarde,
d'un grido
solo rimbombò la volta:
- A Dio
giuriamo. -
O Musa,
canta il vescovo Guglielmo
che infra
gli arcieri rinfrancò più fiate
l'asèra
difesa del Signore in nome,
e saldo
stette.
E un ramo
verde a Palmula di quercia
con lieta
mano per donarlo cogli
a quegli
oscuri militi, che a morte
incontro
andaro.
Ed alle
accorse donne alla battaglia,
tra le
saette e delle pietre il lancio
nell'ora
estrema gareggianti in arme,
presenta un
fiore.
- Troiani, ammiro
il valor vostro; v'offro
salva la
vita nei casali; la chiesa
al buon
Guglielmo per la messa lascio. -
bandì
Ruggero.
Volse al
tramonto il sol tra lampi e tuoni
quel dì
funesto, che in Troia usciro
stremati e
stanchi con le donne e i figli
gli uomini
vinti.
Solo rimase
a piangere e pregare
presso
all'altare il vescovo Guglielmo.
giorni
migliori all'infelice patria
auspicando.

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