L’ostentazione della ricchezza può essere messa in connessione con una divisione gerarchica della società e ne diventa misura, anche etica, di se stessa. Tale ostentazione non è considerata fine a se stessa ma sottolinea e determina i passaggi gerarchici, così come nella chiesa: canonica, episcopio, sede apostolica, evidenziano, in crescente opulenza, i rispettivi passaggi gerarchici.
Al di fuori della sacralità, ma forse anche là, una ideologia della ostentazione della ricchezza, vale a dire un diritto all’agio in base al censo, o meglio in base a questa nuova forma di collegamento ricchezza e politica, non è ammissibile e se è ammissibile il ricco, non sono ammissibili le sue ostentazioni, esse creano discrepanze tra modelli di vita e livelli di vita, generando pauperismo, cioè povertà senza dignità, in quanto si ostentano modelli di vita, irraggiungibili per i più.
E’ inutile, il ricco non passa per la cruna dell’ago, non ci provi, si goda le sue ricchezze con i suoi pari, non scenda in campo.