Entrai in
Troia mezzora avanti il tramonto e trovai, come in tutte le città d’Italia, a
quel periodo del giorno, la sua popolazione tutta fuori per le anguste e mal
lastricate vie. La mia comparsa sembrò fare una sensazione di subitanea
meraviglia mista a sgomento; e il piccolo drappello della milizia regolare, che
quivi era a presidio, dié di piglio alle armi nel veder l’insolita assisa della
mia scorta papale e ci ingiunse di far sosta finché io non avessi dato conto di
quella inaspettata apparizione di soldatesca forestiera. Il che fu agevolmente
fatto presentando il mio passaporto, la prima e l’ultima volta che mi venne
richiesto durante tutto l'intero mio viaggio; ma non così facilmente fu per noi
ottenere l’alloggio per una notte: perocché, sebbene ci fosse indicato un
albergo, il padrone di questo sembrava come colto da panico, e sotto vari
pretesti si rifiutò di accogliere alcuno della brigata, tranne i nostri cavalli
che trovando aperto l’uscio della stalla, vi s’erano cacciati dentro avanti che
ciò loro fosse impedito.
Io intanto
mi avvicinai ad un ufficiale subalterno che, nell'assenza del comandante e del
sindaco, i quali erano in campagna, invano si sforzò di piegar in alcuno degli
abitanti che m’avessero ceduto una camera, benché il locandiere senza
difficoltà veruna ricevette i miei ordini per la cena. Ho io una ragione di
supporre che sia la mia assisa che quella dei concomitanti, messero negli
abitanti il sospetto che la ospitalità sollecitata a quel modo non fosse
sforzata per via di un biglietto di alloggio e perciò non avesse a mancare la
relativa mercede, non ostante le asserzioni in contrario.
Io rimasi in
istrada, accerchiato da una inesorabile popolazione, finché io fi cavato dal
mio impaccio e dal loro sguardo un po’ provocante, mediante un umile fattorino
di piazza, che con una certa affettazione di mistero mi menò per alcune viuzze
a una casa posta all'entrata della città, dove poche parole furono sufficienti
a procacciarmi tosto l’ammissione in quella e un grazioso ricevimento da parte
del proprietario che aveva l’aria di un cortese affittaiolo. Quivi appunto vidi
nella via due della fanteria, la cui statura e il marzial contegno,
richiamarono la mia attenzione a tal segno che la guida credette prudenza di
reprimerla, informandomi della loro qualità e professione. La dimora alla quale
ero stato così condotto, offriva due camere, letti puliti per me e i servi e
una buona stalla per i cavalli, che io feci venire, come anche il pasto da me
già ordinato.
Il sindaco
appena ritornato mi fece una visita con offerte di servitù e di alloggio che ora
giungevano intempestive. Volli visitare il comandante che era persona
ugualmente civile; e dopo una conversazione col piovano della prossima chiesa,
il quale mi presentò di dolciumi e di rosolio, mi ritrassi a godere del riposo
della notte, che le fatiche di tutto quel santo giorno mi rendevano oltremodo
gradito.
La città di
Troia contiene 6000 abitanti. La si crede posta sul sito dell’antica Ecana
(Aecas), terra non molto considerevole nei tempi remoti e nemmanco più celebre
negli odierni. E’ fama che la presente sia stata fondata dal Bubagan, uno dei
greci catapano nell'undicesimo secolo: il suo moderno aspetto non arguisce una
origine tanto remota; ma essa ha, non altrimenti che moltissime altre città di
questa provincia, sofferto non pure per politiche ma anche per fisiche scosse.
La Cattedrale non offre l’aspetto di grande antichità, conché il suo interno
dicasi di ritenere del carattere dell’architettura greca dei bassi tempi. Essa
possiede un seminario con una grossa rendita per il mantenimento del medesimo;
il che è un vantaggio goduto da moltissime chiese metropolitane e di sommo
beneficio all'educazione degli abitanti. I giovinetti allevati in si fatti
istituti, indossano l’abito religioso e ricevono in ogni ramo di cultura la
istruzione da chierici, senonché sono essi liberi in quanto alla scelta della
professione, secondo la consuetudine osservata fin dalla fondazione di esso
seminario.
La dimane
lasciai Troia …