I dati demografici più recenti parlano chiaro. In provincia di Foggia la popolazione cala in molti comuni, mentre pochi centri registrano ancora una timida crescita. Nel 2023:
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In crescita: Ordona (+226), Stornarella (+72), Stornara (+9).
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In calo: Foggia (−1.473), Lucera (−310), Troia (−88), Bovino (−68), Carapelle (−87), Orsara (−9).
(Fonte: ISTAT).
Una rete spezzata
Un tempo la provincia si reggeva su reti interurbane vitali.
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La catena Foggia–Lucera–Monti Dauni garantiva scambi, servizi, opportunità (Foggia come mercato, Lucera come centro scolastico e giudiziario, Troia/Bovino come cerniera culturale e agricola). Oggi è in affanno: Foggia perde abitanti, Lucera arretra, i centri montani si svuotano.
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La piana dei Reali Siti resiste meglio, con piccoli segni positivi dovuti soprattutto all’agricoltura intensiva e alla manodopera migrante. Ma si tratta di un equilibrio fragile, legato a dinamiche esterne più che a un vero progetto di sviluppo.
Risultato: due velocità nella stessa provincia. La pianura che prova a tenere, i Monti Dauni che si spopolano.
Il caso di Troia
Troia, con −88 abitanti in un solo anno, è il simbolo di questo isolamento. Ha perso la spinta dei poli maggiori (Lucera e Foggia) e non è collegata alla dinamica della piana. Così, da comunità viva, rischia di diventare una vetrina borghese: case restaurate ma vuote, decoro senza vita, cittadini ridotti a spettatori.
Dal dato all’azione
Non bastano iniziative spot o eventi-vetrina. Servono politiche vere. La parola chiave è Piano regolatore generale:
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non solo urbanistica, ma visione di sviluppo;
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ricucire i legami tra città e campagna, pianura e collina;
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ridare centralità alla popolazione residente, non al semplice “abbellimento” dei luoghi.
Se i numeri ci parlano di declino, la politica deve rispondere con un piano di rinascita. Altrimenti Troia e i Monti Dauni rischiano di restare una cornice senza quadro, una città-vetrina svuotata della sua comunità.

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