Le “pasquinate”,
di recente apparse in Roma, sono il segno di un "resistere", a una
realtà religiosa complessa che registra il distacco dell’uomo contemporaneo da
una fede istituzionalizzata, per ricercare una dimensione trascendente
personale. Più che resistere a Francesco, è un resistere a quella “participatio
actuosa” sollecitata dal Concilio Vaticano II. La partecipazione attiva non è
un fare, o un ruolo oppure un protagonismo, perché il vero Protagonista è Dio,
la Liturgia è una vera Actio, Opera Sua non del sacerdote o dell’Assemblea. La
partecipazione che si sollecita è uno stato d'animo, una apertura di cuore e coscienza
di ciò che accade. Tutti sono invitati ad uscire di scena, per dare spazio alla
scena di un Dio che s’incarna.
Pur di non
uscire di scena, parte della gerarchia, affida a Pasquino le sue saccense.

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