Le tracce visibili nel terreno raccontano una storia silenziosa, ma straordinaria: quella di una casa.
Non una capanna provvisoria, ma un’abitazione stabile, costruita per durare nel tempo e per ospitare una comunità familiare. È ciò che emerge dallo scavo di località Giardinetto, nel territorio dell’antica Aecae, presso l’attuale Troia, dove le evidenze archeologiche consentono di ricostruire una delle più antiche forme di architettura domestica della Daunia arcaica (VI secolo a.C.).
A prima vista, il piano di scavo appare come un insieme disordinato di cavità e macchie nel terreno. In realtà, questi segni costituiscono il negativo di una struttura lignea e vegetale oggi scomparsa: le buche da palo che ospitavano i montanti portanti, i fossati perimetrali, le aree di attività. È proprio grazie a queste impronte che gli archeologi possono ricostruire l’impianto della casa.
L’abitazione aveva una pianta absidata, cioè terminava con una parete curva, e si sviluppava in senso longitudinale per circa 13,80 metri di lunghezza e 7,60 metri di larghezza. Questa forma non è casuale: l’abside migliora la stabilità strutturale, facilita lo scolo delle acque e contribuisce a creare uno spazio interno più raccolto e protetto.
Al centro dell’edificio correva una fila di pali allineati, che sostenevano il colmo del tetto. Questo dettaglio è fondamentale: indica che la copertura non era conica, come nelle capanne più antiche, ma a doppio spiovente, simile a quella delle case rurali tradizionali. La struttura doveva essere imponente per l’epoca, con un’ossatura lignea ben organizzata.
Le pareti erano realizzate con un intreccio di rami e canne, poi rivestito con argilla cruda. Questo sistema offriva un buon isolamento termico e una discreta protezione dagli agenti atmosferici.
All’interno della casa si distingueva chiaramente un focolare centrale, fulcro della vita domestica. Qui si cucinava, ci si scaldava, si svolgevano le attività quotidiane. La luce del fuoco illuminava l’ambiente, rendendolo vivo anche nelle ore serali.
All’esterno, poco distante dall’edificio, si trova un pozzo. La presenza di una struttura per l’approvvigionamento idrico indica una frequentazione stabile e continuativa del luogo. Non siamo davanti a un accampamento temporaneo, ma a un insediamento organizzato.
Questa abitazione rappresenta una fase cruciale nella storia dell’abitare: il passaggio dalla capanna alla casa. Riflette una trasformazione profonda della società: maggiore stabilità, radicamento al territorio, organizzazione familiare più complessa.
Nel VI secolo a.C., il territorio di Aecae era abitato da comunità dauniche, protagoniste di una cultura originale. Questa casa è una testimonianza concreta di quella civiltà: non un palazzo, non un tempio, ma un luogo della vita quotidiana.
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