domenica 14 giugno 2026

L’OMBRA DELLO STUPOR MUNDI

 

Gualtiero de Palearia e il destino dei grandi burocrati nel Mezzogiorno normanno-svevo

 Il prezzo del potere burocratico

La storiografia ottocentesca, guidata da studiosi come Andrea Gabrieli, ha cercato a lungo di riscattare i grandi amministratori del Mezzogiorno medievale. Se per Maione da Bari si è tentata una riabilitazione in chiave proto-patriottica e per Pier delle Vigne è intervenuto il salvacondotto letterario di Dante Alighieri, una figura monumentale è rimasta ingiustamente nell'ombra: Gualtiero de Palearia.
Dei Conti di Manoppello, ecclesiastico, politico e diplomatico, Gualtiero fu il vero motore immobile del passaggio cruciale tra l'epopea normanna e il fulgore svevo. Navigando tra le contraddizioni di un’epoca feroce, egli sacrificò se stesso per un unico obiettivo: dare un trono e salvaguardare un impero al giovane Federico II, lo Stupor Mundi.

Il baluardo di Troia e la fedeltà a Costanza (1189–1194)

Sul finire del XII secolo, la morte dell'ultimo re normanno legittimo, Guglielmo il Buono, aprì una spaventosa crisi dinastica. Il testamento regio affidava la corona a Costanza d'Altavilla, moglie di Enrico VI di Svevia. Tuttavia, i baroni pugliesi, rinnegando i giuramenti prestati proprio a Troia, scelsero la via dello spergiuro e incoronarono Tancredi a Palermo nel gennaio del 1189.
In questo clima di anarchia feudale, si distinsero due resistenze:
  • La spada: Ruggero, conte di Andria, tentò di difendere i diritti di Costanza. Nonostante l'aiuto temporaneo del maresciallo imperiale Arrigo Testa, Ruggero rimase isolato. Tradito ad Ascoli Satriano dal conte di Acerra, fu vigliaccamente decapitato durante un finto colloquio di pace fuori dalle porte della città.
  • La croce: La città di Troia rimase l'unico baluardo tenacemente fedele a Costanza. A guidare la resistenza, arroccato nel castello cittadino, vi era Gualtiero de Palearia, nominato Vescovo di Troia nel 1189. 
Nello stesso anno, Gualtiero ottenne da papa Clemente III la bolla del 25 ottobre, che rinnovava alla sua Chiesa  la diretta protezione di San Pietro e gli concedeva l'uso del pallio nelle festività solenni. Gualtiero seppe fondere l'autorità spirituale con il pragmatismo politico, attendendo nell'ombra il momento della rivincita.

L'ascesa a Cancelliere e le fondazioni troiane (1194–1197)

La primavera del 1194 segnò la svolta. Enrico VI scese in Italia con un potente esercito. Dopo aver sottomesso Campania, Napoli e Salerno, l'Imperatore entrò nel Tavoliere delle Puglie e si fermò a Troia. Ad accoglierlo trovò il vescovo Gualtiero. La ricompensa per la fedeltà del prelato fu immediata e straordinaria: Gualtiero fu nominato Cancelliere del Regno di Sicilia e ottenne copiose donazioni per il suo Episcopio. 
Mentre il neonato impero amministrativo prendeva forma, il 26 dicembre 1194, a Jesi, Costanza dava alla luce il futuro Federico II (Federico Ruggero). Per celebrare la nascita dell'erede e propiziare la sua anima, il 29 agosto 1195 Gualtiero promosse un'immensa opera di carità a Troia:
  1. L'Ospedale dei Poveri: Fondato dietro ordine imperiale presso le mura della città, nella località di San Marco, come asilo per indigenti e ammalati.
  2. La permuta con il Capitolo: Poiché il terreno era di pertinenza del Capitolo troiano, Gualtiero cedette in cambio il casale di Comitissa, ricevuto in dono dall'Imperatore.
  3. La grande donazione: Gualtiero diede prova di immensa liberalità concedendo al Capitolo le decime perpetue sui raccolti (grano, orzo), sugli orti, sugli allevamenti (giumente, vacche, pecore, lana, formaggio) e sulle rendite dei trappeti d'olio di Troia e di San Lorenzo in Carminiano, oltre ai mulini del Cervaro, di Separone e Baccarezza.
Questo equilibrio si spezzò bruscamente il 28 settembre 1197 con la morte improvvisa di Enrico VI a Messina, lasciando il regno nel caos e ponendo fine al sogno di unire l'Impero romano-germanico a quello d'Oriente sotto una scia di efferate scelleratezze.

l Consiglio di Reggenza e lo scudo sul pupillo (1198–1208)
Con la morte di papa Celestino III e l'ascesa del potente Innocenzo III (Lotario dei Conti di Segni) nel gennaio 1198, i destini del Mezzogiorno subirono una nuova scossa. L'ambasceria inviata da Costanza a Roma regolò le cose del Regno accettando i patti papali, tra cui il richiamo di Gualtiero nel ruolo di Cancelliere. Madre e figlio vennero incoronati a Palermo tra grandi feste.
Il 28 novembre 1198, tre giorni dopo essersi ammalata gravemente, l'imperatrice Costanza morì. Il suo testamento nominava Innocenzo III come balio del regno, istituendo un Consiglio di Reggenza composto dagli arcivescovi Bartolomeo di Palermo, Caco di Monreale, Guglielmo di Reggio, dal conte Matteo di Capua e dal Cancelliere Gualtiero.
Fra tutti, chi realmente tenne nelle mani le redini del governo e provvide all'educazione del piccolo re fu il vescovo di Troia. Egli moltiplicò le sue attività, tenendo fede al giuramento prestato al letto di morte della regina ed educando il pupillo a sentimenti di profonda regalità. Si apriva infatti uno dei periodi più cupi del Mezzogiorno, e Gualtiero dovette farsi scudo contro tutti:
  • I baroni e i comuni: Conti e baroni depredavano il demanio regio, mentre molti comuni si proclamavano indipendenti in nome di antiche libertà.
  • I capitani tedeschi: Marcovaldo di Anweiler e Guglielmo di Capparone cercavano di artigliare il Regno per impadronirsene. Gualtiero li combatté aspramente entrambi.
  • La morsa papale: Innocenzo III cercava di spogliare la monarchia delle antiche prerogative normanne. Gualtiero non esitò a sfidare la scomunica papale quando capì che la protezione del pontefice al conte Gualtieri di Brienne era nociva per Federico II, arrivando persino ad allearsi temporaneamente con Diopoldo di Acerra (salvo poi combatterlo quando ne scoprì le doppie mire).

 L'ingratitudine dello Stupor Mundi (1208–1210)
Attraverso mille peripezie, Federico raggiunse il suo quindicesimo anno di età. Secondo le leggi siciliane, a 14 anni il pupillo era maggiorenne. Il 28 dicembre del 1208 il pontefice depose formalmente la reggenza: Federico II si mostrava già sicuro di sé, dotato di uno spirito penetrante e di una volontà inflessibile. Nell'agosto del 1209, su pressione papale, sposò Costanza d'Aragona (vedova del re d'Ungheria e più grande di lui di dieci anni), la quale giunse a Messina supportata da 500 lance catalane e provenzali destinate a rimettere ordine nel Regno. 
Mentre cresceva l'influsso della nuova regina, andava progressivamente scemando l'autorità di Gualtiero. Il Cancelliere accompagnò la coppia reale nel 1209 durante una visita nella Sicilia orientale e si trattenne a Catania, della cui diocesi era divenuto vescovo da qualche anno, ma si accorse tragicamente che ogni ascendente sul giovane re era perduto.
Nel 1210 Federico II compì l'atto definitivo: esonerò Gualtiero de Palearia dal cancellierato. A nulla valsero le lettere di Innocenzo III, che rimproverava il suo antico pupillo di essersi mostrato ingrato ed inesperto verso il suo vecchio tutore. Il Papa non aveva torto: sebbene al Cancelliere si potessero imputare i difetti tipici degli uomini di potere del tempo, il suo merito storico e la sua costante, assoluta fedeltà a Federico restavano indiscutibili. Lo aveva difeso da bambino, lo aveva protetto come cosa propria, aveva consumato la sua vita per consegnargli un regno intatto. Ora, veniva bruscamente allontanato.

La volubilità della fortuna e la memoria troiana
Dopo il siluramento del 1210, la parabola di Gualtiero si perde nelle nebbie del tempo. La storia non conserva quasi più traccia dei suoi ultimi anni. Sappiamo che chiuse i suoi giorni a Roma, in condizioni finanziarie precarie e nell'isolamento politico, meditando sulla volubilità della fortuna. La storiografia fissa la sua morte in un arco temporale che va dal dopo il 5 febbraio 1228 a prima della fine del 1231.
Così vanno le cose del mondo. E nel mondo ci siamo anche noi troiani, che oggi – dimentichi di quel passato in cui la nostra città fu l'arbitra dei destini dell'Europa medievale – di questo grande e tragico Vescovo finiamo spesso per parlarne con la puzza sotto il naso.

  1. Tag / Parole chiave:  #StoriaDiTroia, #FedericoII, #MedioevoMeridionale, #GualtieroDiPalearia.

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