lunedì 31 ottobre 2016

Vexata quaestio - Nero di Troia, un'opportunità perduta.

Sulla vexata quaestio, mi piace riproporre un mio commento del 2013 su facebook.

Il nome originario è da riferirsi a un vitigno: “Uva di Troia”, poi divenuto Nero, i cui vini per lungo tempo sono stati relegati a una funzione da taglio, per rafforzare con i suoi notevoli corpo e colore i vini più deboli.  Definita l’area di produzione parzialmente inclusa nel Parco Naturale dell'Alta Murgia, con etichetta “Castel del Monte Nero di Troia riserva”, questo vino è stato riconosciuto DOC con decreto del 19/05/1971 (G.U. 26/07/1971 n. 188), successivamente riconosciuto DOCG con DM 04.10.2011 (GU n. 244 - 18.10.2011) modificata con DM 30.11.2011 (Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf Sezione Qualità e Sicurezza - Vini DOP e IGP). Questa è la storia che ci esclude dal pregio e ci include nel più modesto IGT e nella brutta etichetta della recentissima “DOC Tavoliere”. Invece di raccogliere gli effetti di caduta della DOCG esistente, chiedendo l’inclusione dei nostri areali, si è preferita la pastetta fatta in casa. Questi sono i risultati di una politica barocca che offre seducenti soluzioni a situazioni inesistenti o a di là da venire.

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