mercoledì 25 gennaio 2017

Le “bocche inutili”

Con tatto e discrezione, lo Stato si ritira, dal welfare, trasferendo all'industria della carità quella mole di prestazioni assunte durante il secolo precedente. Apparentemente sopravvivono, ma dietro l’impalcatura non c’è alcun edificio, tranne la brama di nuovi arricchiti in veste di cooperatori, onlus e organizzazioni non governative. Giustificato dalla crisi, lo Stato completa il lavoro sporco, orientando il sostegno pubblico a chi contribuisce alla ripresa più tosto che in favore delle “bocche inutili”. Sembrerebbe razionale se non si considera che questi contributori di ripresa sono gli stessi che hanno causato la crisi, arricchendosi in entrambe le situazioni.

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