Con tatto e discrezione, lo Stato si
ritira, dal welfare, trasferendo all'industria della
carità quella mole di prestazioni assunte durante il secolo precedente. Apparentemente
sopravvivono, ma dietro l’impalcatura non c’è alcun edificio, tranne la brama
di nuovi arricchiti in veste di cooperatori, onlus e organizzazioni non
governative. Giustificato dalla crisi, lo Stato completa il lavoro sporco, orientando
il sostegno pubblico a chi contribuisce alla ripresa più tosto che in favore
delle “bocche inutili”. Sembrerebbe razionale se non si considera che questi
contributori di ripresa sono gli stessi che hanno causato la crisi, arricchendosi
in entrambe le situazioni.
mercoledì 25 gennaio 2017
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