lunedì 8 maggio 2017

L’inglese On. Riccardo Keppel Craven, visita Troia nella primavera del 1841, impressioni e descrizioni dal suo diario di viaggio.

Entrai in Troia mezzora avanti il tramonto e trovai, come in tutte le città d’Italia, a quel periodo del giorno, la sua popolazione tutta fuori per le anguste e mal lastricate vie. La mia comparsa sembrò fare una sensazione di subitanea meraviglia mista a sgomento; e il piccolo drappello della milizia regolare, che quivi era a presidio, dié di piglio alle armi nel veder l’insolita assisa della mia scorta papale e ci ingiunse di far sosta finché io non avessi dato conto di quella inaspettata apparizione di soldatesca forestiera. Il che fu agevolmente fatto presentando il mio passaporto, la prima e l’ultima volta che mi venne richiesto durante tutto l'intero mio viaggio; ma non così facilmente fu per noi ottenere l’alloggio per una notte: perocché, sebbene ci fosse indicato un albergo, il padrone di questo sembrava come colto da panico, e sotto vari pretesti si rifiutò di accogliere alcuno della brigata, tranne i nostri cavalli che trovando aperto l’uscio della stalla, vi s’erano cacciati dentro avanti che ciò loro fosse impedito.
Io intanto mi avvicinai ad un ufficiale subalterno che, nell'assenza del comandante e del sindaco, i quali erano in campagna, invano si sforzò di piegar in alcuno degli abitanti che m’avessero ceduto una camera, benché il locandiere senza difficoltà veruna ricevette i miei ordini per la cena. Ho io una ragione di supporre che sia la mia assisa che quella dei concomitanti, messero negli abitanti il sospetto che la ospitalità sollecitata a quel modo non fosse sforzata per via di un biglietto di alloggio e perciò non avesse a mancare la relativa mercede, non ostante le asserzioni in contrario.
Io rimasi in istrada, accerchiato da una inesorabile popolazione, finché io fi cavato dal mio impaccio e dal loro sguardo un po’ provocante, mediante un umile fattorino di piazza, che con una certa affettazione di mistero mi menò per alcune viuzze a una casa posta all'entrata della città, dove poche parole furono sufficienti a procacciarmi tosto l’ammissione in quella e un grazioso ricevimento da parte del proprietario che aveva l’aria di un cortese affittaiolo. Quivi appunto vidi nella via due della fanteria, la cui statura e il marzial contegno, richiamarono la mia attenzione a tal segno che la guida credette prudenza di reprimerla, informandomi della loro qualità e professione. La dimora alla quale ero stato così condotto, offriva due camere, letti puliti per me e i servi e una buona stalla per i cavalli, che io feci venire, come anche il pasto da me già ordinato.
Il sindaco appena ritornato mi fece una visita con offerte di servitù e di alloggio che ora giungevano intempestive. Volli visitare il comandante che era persona ugualmente civile; e dopo una conversazione col piovano della prossima chiesa, il quale mi presentò di dolciumi e di rosolio, mi ritrassi a godere del riposo della notte, che le fatiche di tutto quel santo giorno mi rendevano oltremodo gradito.
La città di Troia contiene 6000 abitanti. La si crede posta sul sito dell’antica Ecana (Aecas), terra non molto considerevole nei tempi remoti e nemmanco più celebre negli odierni. E’ fama che la presente sia stata fondata dal Bubagan, uno dei greci catapano nell'undicesimo secolo: il suo moderno aspetto non arguisce una origine tanto remota; ma essa ha, non altrimenti che moltissime altre città di questa provincia, sofferto non pure per politiche ma anche per fisiche scosse. La Cattedrale non offre l’aspetto di grande antichità, conché il suo interno dicasi di ritenere del carattere dell’architettura greca dei bassi tempi. Essa possiede un seminario con una grossa rendita per il mantenimento del medesimo; il che è un vantaggio goduto da moltissime chiese metropolitane e di sommo beneficio all'educazione degli abitanti. I giovinetti allevati in si fatti istituti, indossano l’abito religioso e ricevono in ogni ramo di cultura la istruzione da chierici, senonché sono essi liberi in quanto alla scelta della professione, secondo la consuetudine osservata fin dalla fondazione di esso seminario.

La dimane lasciai Troia …

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