sabato 17 giugno 2017

Carmeia: chi era costei?


È il Liber Coloniarum a svelarcela. Negli ultimi decenni del III secolo a.C., sita tra Arpi ed Aecae, sorgeva una città apula Carmeia, soggetta anch’essa a mutilazioni territoriali post-belliche. Vaste quote del territorio delle città alleatesi con Annibale furono infatti confiscate, inserendo porzioni di ager publicus populi Romani. Uno scavo effettuato da Jones, che rivela un incrocio stradale, conferma la datazione, e un cardo del decumano, susseguente al passaggio della Traiana, ne attesta la sopravvivenza in età imperiale inoltrata. Carmeia è ormai concordemente identificata con San Lorenzo in Carmignano. In età tardo antica Carmeia fu sede episcopale, cui appartiene Probus episcopus ecclesiae Carmeianensis del 502. Il suo territorio fu inglobato in un vasto latifondo imperiale, come documenta la citazione che ricorda il procurator rei privatae per Apulia et Calabria sive saltus Carminianensis.
Con Aecae, anche Carmeia subì la spedizione di Costante II e la successiva dominazione longobarda, per poi risorgere con Troia nell’XI secolo, alla cui diocesi fu inglobata da Papa Alessandro II (1061- 1073), legata all’arcipretura di Sn Basilio con il nome di Casale di San Lorenzo in Carmignano. Nel maggio 1092, il Duca Ruggiero lo trasferisce alla mensa vescovile in perpetuo e nel 1102 ne amplia il territorio estendendolo come vanno i confini da Troiani con Sipontini insino al Colonnello. Nel gennaio del 115, morto Ruggiero, il figlio Guglielmo conferma la donazione. Nel 1160 Roberto il Guiscardo provvide ad erigere una chiesa che fregiò del titolo di San Lorenzo, arricchita da una reliquia del martire, posta in un pregevole ostensorio d’argento recante la scritta S. Laurentius in Carm.  Rob Dux  A. D. MLX, tale reliquia verrà smarrita col successivo trasferimento a Foggia, ritrovata si conserva nel tesoro della cattedrale di Foggia

Anche Federico II volle in San Lorenzo in Carminiano porvi una Domos valde pulcras, citata dallo scrittore Saba Malaspina. Questa Domos ebbe l’onore di ospitare, oltre la corte dell’imperatore, Giovanni di Brienne, re di gerusalemme, suocero di Federico e da qui, preso da sdegno per il tradimento dei foggiani istigati dal Papa, compose la famosa invettiva:

Fogia, cur me fugis, cum te fecit mea manus?
Ut video tibi est rector de capite vanus.
Non bene noscebam tuos, mala vipera mores,
A longe credenbam te mihi pendere fores,
Per facta maiorum capiuntura facta minorum;
Aspium Barlettam, quae manet vertice tristi.
Doleo si cogor te loedere factio nostra,
Sed si vis loedi, culpa erit el laesio tua.
Nox funditur terris; quid sit actura videbis,
Ut hodie si cras incoepta lege manebis;
Pur caput hoc juro semper sine fine dolebis.

La magnifica villa fu in parte distrutta dalle truppe pontificie di Papa Alessandro IV in lotta con Manfredi nel 1255.
Del casale, i vescovi di Troia hanno portato il titolo baronale.



Di tanta gloria, ora rimane una chiesetta in avanzato stato di degrado, cui i foggiani erano molto affezionati, “a fest de Sant Lavrinz”, sino alla prima metà del secolo scorso, era solennizzata dai bettolai i quali su i train carichi di gente, vi si recavano tra canti, strilli e … barili di vino. Anche questa tradizione è scomparsa.




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