domenica 4 giugno 2017

San Giovanni al Mercato: storia di una chiesa e di un altare

La Chiesa di San Giovanni al Mercato fu edificata da Guglielmo II Vescovo di Troia nel 1127. Essa con Bolla di Leone X nell'8 giugno 1515 fu aggregata al Capitolo Cattedrale con una rendita di 50 ducati d'oro. Tale annessione fu opera del Vescovo Pandolfini. Attraverso i tempi e per incuria la chiesa andò in disfacimento ed essa fu riedificata nel 1770 dal Vescovo Desimone. In Seguito Monsignor Fra Tommaso Passero nel 1860 la riattò unendola alla parrocchia Cattedrale, ma egli non ebbe il tempo di rivederla riaperta al pubblico. Nel 1902, trasformata in chiesa della Madonna di Pompei essa fu riaperta al culto, mediante l'opera del Canonico Domenico Maielli. Qualche anno più tardi la chiesa fu adornata del bellissimo altare, frutto del restauro operato dall'Architetto Leonardo Paterna Baldizzi sui resti di due simili, i cui frammenti per identità di proporzioni, di fattura e di origine, per alcune iscrizioni, si possono attribuire ad altari di proprietà della famiglia De Pazzis che si trovavano nella Cattedrale dalla quale furono rimossi dall'Architetto Travaglini, con ingiustificata mania di trasformazione (1858-60).
Uno di essi (1522) era dedicato alla Madonna della Neve, il fregio così riportava:
“A te Dio uno e trino creatore di tutte le cose. A te gloriosissima Vergine della Neve. Basileo de Pazzi liberamente dedica. Per debito dei suoi parenti e di sé questo qualunque esso sia Altare devotamente eresse”.
Da un manoscritto posseduto da Alfonso Tredanari e consultato dal Paterna, si evince che il Basilio De Pazzis, citato nel fregio, fu ucciso a colpi di scure da un Bartolomeo Gioioso e da Fratangelo Bassano (monaco francescano) il giorno 9 novembre 1541, mentre ascoltava la messa dentro la cattedrale ai piedi dell’altare da lui fatto costruire.
L’altro è quello citato dallo scrittore Vincenzo Aceto che elencando gli altari della nostra Cattedrale, ridisposti in maniera più razionale dal Vescovo Antonio De Sangro (1675), si esprime come segue:
“… nel Presbiterio l’altare della Natività della B. V. Jus Patronato delli Sassoni”
Questo altare fu proprio uno di quelli fatto costruire nel 1532 da uno de’ Pazzi (Ectorides) a ricordo della vittoria di Carlo V contro le truppe turche di Vienna (1529). È da tenere presente che i Pazzi di Troia e quelli di Firenze, i Sassone, i Diario e i Della Rovere rappresentano nella Storia tutto un insieme di parentati e di affinità.
I frammenti furono ceduti al Municipio dal Capitolo, per commemorare il centenario della Disfida, con la ricostruzione di essi in una chiesa di Troia.
Per questa ricostruzione il Consiglio comunale di allora aveva stanziato una somma nel suo bilancio, ma essendosi cambiata amministrazione, non si parlò per qualche tempo di ricostruzione, sino a quando il Sindaco Jamele e l’Assessore Tredanari, non si mossero a far premura presso il Ministero, con il desiderio che fosse mandata persona tecnica per il lavoro di restauro.
Il Ministero della Pubblica Istruzione aderì, e il 10 maggio 1907 l’Architetto Leonardo Paterna Baldizzi, raggiunge Troia e pone mano all’opera di restauro, regalando alla città il bell'altare che in San Giovanni ammiriamo.

Nessun commento:

Posta un commento

Il mistero di Bamba: come un monastero di Orsara possedeva un villaggio in Spagna

Orsara di Puglia Santuario S. Michele Arcangelo e Abbazia   Esistono storie medievali che sembrano uscite da un romanzo di avventura, capaci...