La Chiesa di
San Giovanni al Mercato fu edificata da Guglielmo II Vescovo di Troia nel 1127.
Essa con Bolla di Leone X nell'8 giugno 1515 fu aggregata al Capitolo
Cattedrale con una rendita di 50 ducati d'oro. Tale annessione fu opera del
Vescovo Pandolfini. Attraverso i tempi e per incuria la chiesa andò in
disfacimento ed essa fu riedificata nel 1770 dal Vescovo Desimone. In Seguito
Monsignor Fra Tommaso Passero nel 1860 la riattò unendola alla parrocchia
Cattedrale, ma egli non ebbe il tempo di rivederla riaperta al pubblico. Nel 1902,
trasformata in chiesa della Madonna di Pompei essa fu riaperta al culto,
mediante l'opera del Canonico Domenico Maielli. Qualche anno più tardi la
chiesa fu adornata del bellissimo altare, frutto del restauro operato dall'Architetto Leonardo
Paterna Baldizzi sui resti di due simili, i cui frammenti per identità di
proporzioni, di fattura e di origine, per alcune iscrizioni, si possono
attribuire ad altari di proprietà della famiglia De Pazzis che si trovavano nella
Cattedrale dalla quale furono rimossi dall'Architetto Travaglini, con
ingiustificata mania di trasformazione (1858-60).
Uno di essi (1522)
era dedicato alla Madonna della Neve, il fregio così riportava:
“A te Dio uno e trino creatore di
tutte le cose. A te gloriosissima Vergine della Neve. Basileo de Pazzi
liberamente dedica. Per debito dei suoi parenti e di sé questo qualunque esso sia
Altare devotamente eresse”.
Da un
manoscritto posseduto da Alfonso Tredanari e consultato dal Paterna, si evince che
il Basilio De Pazzis, citato nel fregio, fu ucciso a colpi di scure da un
Bartolomeo Gioioso e da Fratangelo Bassano (monaco francescano) il giorno 9
novembre 1541, mentre ascoltava la messa dentro la cattedrale ai piedi dell’altare
da lui fatto costruire.
L’altro è
quello citato dallo scrittore Vincenzo Aceto che elencando gli altari della
nostra Cattedrale, ridisposti in maniera più razionale dal Vescovo Antonio De
Sangro (1675), si esprime come segue:
“… nel Presbiterio l’altare della Natività della B. V. Jus Patronato delli Sassoni”
Questo altare
fu proprio uno di quelli fatto costruire nel 1532 da uno de’ Pazzi (Ectorides)
a ricordo della vittoria di Carlo V contro le truppe turche di Vienna (1529). È
da tenere presente che i Pazzi di Troia e quelli di Firenze, i Sassone, i
Diario e i Della Rovere rappresentano nella Storia tutto un insieme di parentati
e di affinità.
I frammenti furono
ceduti al Municipio dal Capitolo, per commemorare il centenario della Disfida,
con la ricostruzione di essi in una chiesa di Troia.
Per questa
ricostruzione il Consiglio comunale di allora aveva stanziato una somma nel suo
bilancio, ma essendosi cambiata amministrazione, non si parlò per qualche tempo
di ricostruzione, sino a quando il Sindaco Jamele e l’Assessore Tredanari, non
si mossero a far premura presso il Ministero, con il desiderio che fosse
mandata persona tecnica per il lavoro di restauro.
Il Ministero
della Pubblica Istruzione aderì, e il 10 maggio 1907 l’Architetto Leonardo
Paterna Baldizzi, raggiunge Troia e pone mano all’opera di restauro, regalando
alla città il bell'altare che in San Giovanni ammiriamo.

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