mercoledì 20 agosto 2025

Le nostre "Città della Luce"


A Troia, chi ha varcato la soglia degli ottant’anni serba ancora il ricordo dei vecchi lampioni, discendenti di quelle lanterne che, fin dalla metà del Seicento, pendevano mezz a chiazz come occhi sospesi sul tempo. Non conosciamo più l’acetilene, ma rammentiamo bene le lampadine che lo sostituirono. Eppure, finché non furono tolte le antiche lanterne, ci era dato assistere a un rito antico: la discesa lenta, il cigolio delle carrucole, la risalita silenziosa. Un gesto che, per secoli, aveva scandito le sere: l’accensione e lo spegnimento della luce, come un saluto dato al giorno e alla notte.

Col tempo, ogni nuova invenzione ha spinto più in là i confini dell’oscurità. La luce, da privilegio raro, è divenuta abitudine, persino pretesa. Ha mutato il volto delle città: monumenti, palazzi, giardini, ma anche bar e botteghe, si sono consegnati alla loro illuminazione, riconoscibili più per i riflessi che per le pietre. Durante feste ed eventi, talvolta, la città intera sembra dissolversi: non più protagonista, ma cancellata dall’eccesso di luce che la travolge.

Forse, allora, il vero ricordo non è solo quello dei lampioni, ma di un rapporto diverso con la notte: quando la luce non annullava, ma custodiva; non cancellava, ma rivelava. A Troia, per ora, non viviamo un’emergenza. Ma pensarci in anticipo non guasta: la città futura, forse, tornerà ad aver bisogno del buio per riconoscere davvero la propria luce.

Nessun commento:

Posta un commento

Il mistero di Bamba: come un monastero di Orsara possedeva un villaggio in Spagna

Orsara di Puglia Santuario S. Michele Arcangelo e Abbazia   Esistono storie medievali che sembrano uscite da un romanzo di avventura, capaci...