venerdì 26 dicembre 2025

Il ritorno di Odisseo

Giorgio de Chirico, Il ritorno di Ulisse (1968)

Restò solo Odisseo, maestro di lancia, non gli era al fianco
nessuno degli Argivi, presi tutti dal panico;
turbato allora parlò al suo stesso cuore animoso:
"Misero me, che mi succede? Gran male se fuggo
per paura del numero; ma peggio se sono preso
da solo: gli altri Danai li ha dispersi il Cronide.
Ma perché queste cose m’ha detto il mio cuore?
Questo so, che sono i vili a lasciare la guerra,
mentre chi è valoroso in battaglia, è necessario comunque
che stia al suo posto con forza, colpisca o resti colpito!". (Iliade. XI, 401-410)

Odisseo è rimasto isolato dai suoi, che sono fuggiti.
Se non fugge anche lui, rischia di rimanere accerchiato dai nemici, soverchianti di numero, e di rimanere ucciso. Ma non fugge: prevale il dettame dell’etica.

La scena omerica è tra le più alte proprio perché sposta il conflitto dal campo di battaglia all’interno dell’uomo. Odisseo non è solo fisicamente isolato: è messo a nudo davanti a se stesso. Il vero duello è tra il calcolo della sopravvivenza e il comando dell’areté. L’etica, qui, non è una norma esterna, ma una voce interiore che non ammette deleghe.

Per l’uomo di oggi la scelta etica non è sempre drammatica e solitaria nello stesso senso epico, ma può diventarla ogni volta che viene meno la protezione del gruppo, dell’abitudine, del "si è sempre fatto così". Quando l’etica coincide con la conformità, non la avvertiamo come dramma; quando invece entra in conflitto con l’interesse, con la paura o con la maggioranza, allora riemerge la solitudine di Odisseo.

C’è però una differenza decisiva. Nell’Iliade l’eroe sa chi è e che cosa deve fare; il suo dramma nasce dal rischio, non dall’incertezza. L’uomo contemporaneo, al contrario, spesso vive una solitudine etica più radicale perché è privo di cornici condivise: non solo rischia, ma dubita. Non combatte solo contro il numero, bensì contro la frammentazione dei valori, contro la tentazione di relativizzare tutto pur di non esporsi.

E tuttavia l’etica resta, oggi come allora, un atto di resistenza. Non sempre visibile, non sempre eroico, ma non meno esigente. Può consistere nel non fuggire da una responsabilità professionale, nel non piegare la verità al consenso, nel restare fedeli a una parola data quando nessuno guarda. In questi momenti la scelta è spesso silenziosa, e proprio per questo può apparire solitaria.

La differenza, forse, è che l’uomo moderno può trasformare quella solitudine in legame: cercare alleanze etiche, costruire istituzioni giuste, coltivare comunità di senso. Odisseo non può: deve restare lì, da solo, con la sua lancia e con il suo cuore animoso.

Ma il punto resta identico, e inquietante: quando arriva il momento decisivo, nessuna struttura può scegliere al posto nostro.
L’etica, allora, continua a chiedere ciò che chiedeva a Odisseo: restare, anche quando fuggire sarebbe più facile.

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