venerdì 16 dicembre 2016

Le lacrime al vento di Metanoia (il Pentimento), in un dipinto immaginato da Luciano di Samosata (II sec.)


Dal De Mercede.

“Ci vorrebbe davvero un Apelle, un Parrasio, un Eezione, un Eufranore per dipingere questo quadro; ma poiché ora non è possibile trovare un artista che sia così valente e bravo, ti farò io uno schizzo, come sono capace. Si dipinga un vestibolo d'un palazzo alto e dorato, non già posto in piano, ma posto alto da terra sopra un colle: la salita sia lunga, erta, sdrucciolevole, di modo che più volte chi spera di essere già quasi in cima, si scapicolli, scivolando sui suoi passi. Dentro starà seduto lo stesso Pluto tutto d'oro, bellissimo e amabilissimo alla vista. In preda alla brama l'uomo, dopo esser salito con molta fatica, accostandosi alla porta, resterà abbagliato vedendo tutto quell'oro. Lo prenderà per mano Speranza, bella anch'essa e in veste variopinta, e mentre è ancora tutto pieno di meraviglia lo farà entrare. E da questo punto sarà sempre la Speranza a guidarlo; una coppia poi lo riceverà, Inganno e Servitù, e lo consegneranno a Fatica. Questa, dopo averlo molto strapazzato, lo consegnerà a Vecchiaia, già mezzo ammalato e mutato di colorito: per ultima lo prenderà Superbia, e lo trascinerà verso Disperazione. Qui Speranza volerà via e sparirà: l'uomo, non più per la porta d'oro da dove entrò, ma per una porticina sul retro, sarà cacciato via nudo, panciuto, giallo, vecchio, con una mano coprendosi le vergogne, e con l'altra strozzandosi: sulla soglia gli verrà incontro Metanoia (Pentimento), che piange a vuoto e compie la perdizione di quel miserabile.”

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