sabato 3 dicembre 2016

Quando la politica diventa teatro, sollecita la pancia.


Lo spettacolo che la politica mette in scena serve a generare nello spettatore delle emozioni, non già delle passioni. Come a teatro l’artista, così il politico, provoca emozioni negli altri pur non essendo a sua volta preda, le risveglia nel pubblico, ma lui ne è libero. Suscita così le emozioni altrui, incassandone il biglietto. Queste emozioni non sono passioni, come a teatro, si subisce, dalla messinscena, solo qualcosa di simile.
Lo spettatore, definendo appassionante lo spettacolo, non avverte che le sue reazioni emotive, altro non sono che affezioni di pancia; al contrario, una passione scaturisce da un giudizio, cui la mente dà il proprio assenso.
Seneca, in uno dei suoi scritti giovanili, ci avverte che trovarsi di fronte a un attore che recita Oreste è come affacciarsi sull'orlo di un burrone: si prova un senso di vertigine e turbamento, a cui persino il più avveduto soccombe senza opporre resistenza.

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