Lo
spettacolo che la politica mette in scena serve a generare nello spettatore
delle emozioni, non già delle passioni. Come a teatro l’artista, così il
politico, provoca emozioni negli altri pur non essendo a sua volta preda, le
risveglia nel pubblico, ma lui ne è libero. Suscita così le emozioni altrui, incassandone
il biglietto. Queste emozioni non sono passioni, come a teatro, si subisce,
dalla messinscena, solo qualcosa di simile.
Lo
spettatore, definendo appassionante lo spettacolo, non avverte che le sue
reazioni emotive, altro non sono che affezioni di pancia;
al contrario, una passione scaturisce da un giudizio, cui la mente dà il
proprio assenso.
Seneca, in
uno dei suoi scritti giovanili, ci avverte che trovarsi di fronte a un attore
che recita Oreste è come affacciarsi sull'orlo di un burrone: si prova un senso
di vertigine e turbamento, a cui persino il più avveduto soccombe senza opporre
resistenza.
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