A quella
umanità travagliata, insicura e spaesata dei secoli XVI e XVII, Hobbes offrì la
sovranità dello Stato rappresentativo e delle sue istituzioni, che oggi ancor permangono,
registrando una crisi profonda.
Sopraffatte
da nuove crisi, quelle istituzioni che così profondamente hanno marcato la
Modernità, cui si affidava loro produzione di sicurezza sociale (per lo Stato
nel suo complesso, per la famiglia, per la proprietà privata, per il lavoro, per
il welfare, ecc.), arrancano.
Le pratiche
di potere messe in essere, basate sulla prevenzione, non solo non sortiscono risultati,
in un presente divenuto estremamente complesso e difficile da prevedere, ma altresì
sbilanciano i contraenti del patto sociale, essendo lo Stato sempre più
costretto, immaginando il peggio per prevenirlo, a richiedere ai propri
cittadini, maggiori quote di quella residua sovranità personale a loro
riservata, intaccando le sfere organizzative, le città, la scuola, la famiglia
e l’impresa.
Nel
tentativo di governare le paure e rassicurare l’incertezza in cui è immersa la nostra esistenza, lo
Stato è sempre più pronto ad assumere come normali risposte autoritarie, lesive
delle nostre libertà civili e che giustifica e noi giustifichiamo in
nome del principio di precauzione.
Saremo in grado di confliggere con la libertà
vigliata, garantita per legge?
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