Eos,
invaghitasi di Titone, chiese a Giove di donargli l'immortalità, dimenticando
di richiedere anche l'eterna giovinezza. Vedendo il suo amato diventare sempre
più vecchio e privo di forze, Eos ottenne che fosse mutato in cicala.
Questo mito pone
il problema della finitudine della vita, risolvendolo nel perpetuo mutare della
natura; altri, in diverse declinazioni, hanno tentato di risolverlo sul piano trascendentale.
Tutti pongono alla coscienza dell’uomo il recinto non oltrepassabile del
finito, del disfacimento biologico inteso come principio e come fine. I miti
dell’immortalità hanno reso fin qui sopportabile l’insicurezza che la coscienza
di sé pone rispetto a ciò che si è: è ancora così?
L’uomo d’oggi,
contraddistinto dall’evolversi della biotecnologia, sta apportando un cambiamento
che investe la nozione di vita, andando al di là del mito. Non spinge più il
finito oltre i suoi limiti; ma riconosce al finito, possibilità infinite di sue
ricombinazioni. Se il mito di Eos e Titone, chiede la possibilità di trascendere
la morte, la società nella quale siamo immersi ci chiede di compiere una
inversione rispetto al mito, non più mitologia di opposizione al reale, ma ricercare
le infinite possibilità che la convergenza tra biologia e informatica offre qui
nel reale del presente e del prossimo futuro. Forse una umanità diversa si sta
formando, nuovi assetti, nuovi diritti umani dovranno riscriversi. Già si parla
di biopolitica, di govrnamentalità.

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