martedì 20 dicembre 2016

La cicala smetterà di frinire. Il mito dell'immortalità di Eos e Titone nell'epoca del potere biotecnologico.

Eos, invaghitasi di Titone, chiese a Giove di donargli l'immortalità, dimenticando di richiedere anche l'eterna giovinezza. Vedendo il suo amato diventare sempre più vecchio e privo di forze, Eos ottenne che fosse mutato in cicala.
Questo mito pone il problema della finitudine della vita, risolvendolo nel perpetuo mutare della natura; altri, in diverse declinazioni, hanno tentato di risolverlo sul piano trascendentale. Tutti pongono alla coscienza dell’uomo il recinto non oltrepassabile del finito, del disfacimento biologico inteso come principio e come fine. I miti dell’immortalità hanno reso fin qui sopportabile l’insicurezza che la coscienza di sé pone rispetto a ciò che si è: è ancora così?
L’uomo d’oggi, contraddistinto dall’evolversi della biotecnologia, sta apportando un cambiamento che investe la nozione di vita, andando al di là del mito. Non spinge più il finito oltre i suoi limiti; ma riconosce al finito, possibilità infinite di sue ricombinazioni. Se il mito di Eos e Titone, chiede la possibilità di trascendere la morte, la società nella quale siamo immersi ci chiede di compiere una inversione rispetto al mito, non più mitologia di opposizione al reale, ma ricercare le infinite possibilità che la convergenza tra biologia e informatica offre qui nel reale del presente e del prossimo futuro. Forse una umanità diversa si sta formando, nuovi assetti, nuovi diritti umani dovranno riscriversi. Già si parla di biopolitica, di govrnamentalità. 

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