Sapremo purgarci della tossicità della memoria che grava
come macigno sulla scrittura troiana moderna. Sapremo con la conoscenza, scevra da tormentoni culturali, abbattere
quel cancello, facendo vivere quei ‘beni’ nello spazio della modernità che è lo
spazio della vita?
giovedì 17 novembre 2016
I beni culturali: l’eredità della vergogna.
Questo mio spirito esigente, che esige cose sempre più
definite, non smette mai di interrogarsi. Interrogazioni campate in aria, in
quanto non radicate nelle retoriche sinuose, vischiose e ingombranti del mito culturale.
Acquisire conoscenza è tutt'altra cosa, soprattutto di fronte alla vita che, se
indagata con la dovuta serietà, ci porta fuori da quei cancelli. Fuori si ha
una prospettiva eccentrica dell’interno che ci permette di non soccombere ai
messaggi subliminali che le strutture percettive, ivi collocate, ci possono
trasmettere. Messaggi di potere, di un potere aristocratico che, utilizzando corvée,
le ha realizzate. Ancor oggi quei beni ci invitano a una memoria ossessiva, istituzionalizzata
e acritica, amalgamando e confondendo, in una visione allucinata, modelli di
vita e stili di vita realmente vissuti, confermando un’etica e una morale che
è, ancor oggi, una morale aristocratica rancorosa.
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