R E LA T I O N E.
Si moverà a lacrimare, ed a temere in un istesso tempo ciascheduno, che leggerà la presente Relazione; posciaché pare, che IDDIO, adirato degnamente contro i peccatori poco o nulla curanti le sue divine Institutioni , dopo hauergli in vari modi ammoniti a rivedersi de gli enormi peccati, co i quali continuamente l'offendono, inaspettatamente gli punisca con tremendo, e rigoroso castigo : onde si renda , vano il loro pentimento, il riconoscere i loro errori, ed il chieder misericordia, non essendo più à tempo. I giudizi di DIO sono occulti, e impenetrabili. Condanna i meritevoli, e non senza cagione si muove à vendicarsi del cattivo contraccambio, quale gli si rende per i benefici, che giornalmente si ricevono. Sono retti, e governati gli Elementi dal loro Creatore, e non senza causa hanno potestà di nuocere con le revolutioni. Omnia inferiora à ſuperioribus reguntur. Le cose naturali han connessione con le oltranaturali, ma sono sottoposte al reggimento del supremo Autore, quale inopinatamente sa farsi conoscere per benefattore dell’Universo con terrore à quelle Anime, che servono il culto Divino tanto, quanto semplicemente rappresenti l'esser Christiano, quanto alla Fede, non à i costumi. IDDIO non vuole, che si sprezzino e vilipendano i suoi decreti. E’ giusto Giudice, che non lascia alcuno impunito. L'esterminio della Puglia affligge anco i più lontani con il pensiero. L’Incendio del Vesuvio intimorisce a considerarlo. La memoria della Calabria (oltre l'essere indelebile) non è già tanto inveterata, che ad ogni rimembranza non atterrisca, e non spaventi. IDDIO si mostra contro di noi gravemente adirato che troppo gran fondamento facciamo sopra le mondane delizie, e perciò ci scopre la sua Potenza, e ci mostra la fidanza, quale dobbiamo avere nelle terrene apparenze, che son lampi, son momenti, e son simili a fuochi artificiosi, quali in un subito svaniscono, e si annichilano. Degna in vero di lagrime e di pianti è la Relatione, ch'io vi porto, impercioché mi accerto di muovere à devozione più d'un cuore impietrito nella riverenza Divina, e di riscaldare più d'un’anima raffreddata nella frequenza delle devote Orationi e Officij, quali assiduamente fi esercitano da tante Religiose Persone, per salvamento universale.
Venerdì à di sette del corrente Mese di Ottobre 1639, mentre fuori dal pensiero d'ogni sinistro avvenimento ciascuno nella Città della Matrice, e ne luoghi contigui stava riposando, fu sentito alle sette hore di notte in circa un improvviso scuotere di Case, quale apportò non poco timore; ma oltre, che svegliò ciascheduno, lasciò tal paura, che non sapevano appigliarsi ad alcuna risoluzione. Si fermò e quietò il Terremoto per spazio d'un quarto d'hora; onde restarono sorpresi da stupore e spavento. Ritornò poi di nuovo con maggior scossa il Terremoto, sì che fece risolver molti à salvarsi la vita, come presaghi di futura ruina, essendo i segni chiari, e manifesti.
Vi cadde l'intervallo di un altro quarto di hora alla spaventosa ruina. Non vollero alcuni credere, non parendogli potere avvenire; onde rimasero e coperti e estinti sotto i precipizi. I pianti, le strida, e i compassionevoli gridi, che aiuto chiedevano, accompagnati dall'orrore, e dalle tenebre notturne accrescevano lo spavento. La polvere delli ruinati, e subissati edifici formava nubi nell’aria; onde offuscava la sua tranquillità. Alcuni fuggirono in Campagna e altri fi ricoverarono nella Chiesa di S. Domenico, ove vi è l'esercizio del Santissimo Rosario, quali furono tutti salvi, invocando ciascuno la Beatissima Vergine per mezzana ad impetrar grazia appresso Sua Divina Maestà, acciò fossero liberi dal reſtare afforti nelle voragini, che cagionava il Terremoto.
Del Palazzo dell’Eccellentissimo Sig. Alessandro Orsini Principe della Matrice ruinarono doi parti senza offesa di alcuno, trovandosi in tal tempo Sua Eccellenza con la Eccellentissima Signora Principessa sua Consorte con tutta la loro famiglia, e servitù in una Villa detta Santa lusta per loro diporto, poco distante dalla Matrice, quale non patì in parte alcuna; per lo che si considera, come Sua Divina Maestà abbia voluto preservarli da simil pericolo.
Il palaazzo del Reggimento è tutto rovinato come ancora la maggior parte delle Chiese, Edifici e Case, con perdita di una quantità di persone, il numero delle quali s'intenderà con più certo avviso, poiché molta gente restò sepolta. tra le rovine, e con le pietose strida, ei flebili la menti, domandando soccorso, movevano à gran pianti, non potendo i Padri aiutare i Figli, i Figli i Padri, i Fratelli le Sorelle e i Mariti le Mogli, né un amico soccorrere all'altro.
Durò il Terremoto fino alle nove hore, e poi cessò affatto; ma non però si assicurarono di entrare nelle mezze disfatte Case e abitazioni: anzi furono alzate tende in campagna, dove con ogni ordine fi fecero Processioni con portare Immagini della Santissima Vergine, e altri Santi, battendosi ciascuno con ogni asprezza e fino i Fanciulli esclamando misericordia si percuotevano co i sassi. Le Donne fi graffiavano il volto, si stracciavano i panni, e capelli. La confusione era grandissima spaventandosi l'un l'altro con le voci, e le esclamazioni; furono però raffrenate per la venuta del giorno; quale portò non poco conforto à quei miseri, ed infelici. Si moltiplicarono i devoti Esercizi, dicendosi e celebrandosi Messe in campagna, facendosi orazione, e esponendosi preghiere a Sua Divina Maestà, parendo appunto esser giunto il fine del Mondo, e il giorno del Giudizio.
Il Signor Principe con ogni servenza personalmente si affaticava per sovvenimento de i poveri, incitando a devozione ciascuno, e ordinando provvedimento à tutti i bisognosi; opera al certo degna di un suo eguale.
La Chiesa del Crocifisso con il Campanile, dove era un Monastero di Religiose rouinò senza offesa delle Monache. |
Furono scavati da 35 cadaueri in campagna, e altri morirono chiusi dalle rovine, nulla giovan dogli, il dolersi , il rammaricarsi, e il chiedere aiuto non potendogli somministrare, essendovi tramezzata l'acqua di colore piuttosto negro, che di altro colore, e con qualche puzza, e fetore; onde vieta l'avvicinarvisi.
Campo Tosto è ruinato parte. San Martino tutto. Collalto è mal termine. Pinaca parte. Filetra, e Nescaia tutte. L'Abadia di S. Lorenzo sotto il Vescovato di Ascoli quasi tutta. Padarga parte. In Cantone Villa è restata una semplice casa. Corua è distrutta. Forcella tutta. Capricchio bona parte. La Leia poco.
Si perseverava nella penitenza, e nessuno si curava di accostarsi per buon spazio alla propria habitatione, ancorché si persuadessero non dover esser più travagliati dal terremoto, quando il seguente venerdì, che fu a di 14 del detto mese d'Ottobre alla medesima hora con maggior violenza si scosse la terra, con la ruina nella Matrice di altre case , e dell'infrascritti Villaggi, cioè: Saletta poco. Corsenito quasi tutto. Casale tutto. La Rocca distrutta. Torreto nemmeno il segno. A Colle Baffo è restata una casa sola. Pasciano bona parte. Santo Iorio tutto fracassato. Colle Moresco tutto.
Si distese il Terremoto anco in Accumulo luogo confinante alla Matrice, dove, oltre l'averne ne medesimo tempo distrutte molte persone non sapendosene fin hora certo numero, ma solo la caduta di casa con morte di undici persone, rovinò la Chiesa de Padri Francescani con la sprofondatione di tutta la loro Vigna, salvi però detti Padri, con incredibile, e comune spavento.
La Rocca de Salli è à fatto ruinata. Poggio Cancello appresso a Monte Reale danneggiato dalla parte del Palazzo del Sig. Lodouico Cerasi padrone di detto luogo, salva però Sua Signoria; e la sua famiglia, e in Monte Reale è rouinato il Palazzo del Signor Gio. Paolo Ricci.
La morte del bestiame di qualsivoglia sorte è stata grandissima; onde pareva, che si fosse aperto l'Inferno a danni del genere umano, non restando ancora di essere impauriti, continuando il terremoto, se bene non così violento. Si aumentano giornalmente le devozioni, stando ciascheduno con terrore, raccomandandosi a Dio.
Per quel poco, che si è potuto calcolare, il danno della Matrice, e suoi contorni avanza la somma di quattrocento mila scudi. Piaccia però al Signor IDDIO di placarsi contro i peccatori, come si spera, invocato da ognuno in suo aiuto con grandissima contrizione, e vera confessione delle offese fattegli, con quel detto del Salmo: Cor contritum, humiliatum, Deus non despicies. Pertanto miglior Relazione non vi ho potuto apportare ; ma sopraggiungendo altra più certa nova, ne farò consapevole ciascheduno, essendo veramente caso lagrimoso e degno di eterna memoria.

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